NOTE SUL VOTO AL REFERENDUM: L’ANOMALIA DEL VOTO A MILANO

noI dati del Referendum Costituzionale a Milano sono in controtendenza rispetto al paese 343.637 (51,13%) hanno votato SI e 328.440 (48,87%) hanno votato NO, con l’ alta partecipazione di 7 milanesi su 10 (71,7%)

Nei vari municipi di Milano ci sono stati i seguenti risultati:

MUNICIPIO ZONE

% SI

% NO

1

Centro storico

64,79

35,21

2

Stazione Centrale, Gorla, Turro, Greco e Crescenzago

48,03

51,97

3

Venezia, Città Studi e Lambrate

53,68

46,37

4

Vittoria, Forlanini

50,97

49,03

5

Vigentino, Chiaravalle e Gratosoglio

49,49

50,51

6

Barona e Lorenteggio

50,76

49,26

7

Baggio, De Angeli e San Siro

50,64

49,36

8

Fiera, Gallaratese,Quarto Oggiaro e Bovisa

49,80

50,20

9

Stazione Garibaldi Niguarda Affori E Comasina

46,48

53,52

Anche se Milano complessivamente ha votato in modo diverso dal resto del paese questo non significa che le caratteristiche e le esigenze dei milanesi sono diverse da quelle di altre parti d’Italia.

La teoria che Milano sia una “città stato” al pari di Londra che da la linea al paese, ci pare non abbia fondamento.

I “tecnici” che studiano i flussi di voto sono concordi nel ritenere che questo referendum istituzionale si è trasformato in un referendum sociale dove l’adesione al NO oltre che l’appartenenza politica ha giocato

un ruolo il livello di reddito e la situazione personale rispetto alla crisi imperante.

Probabilmente la segmentazione geografica a spicchi, pezzetto di centro + periferie hanno falsato il risultato finale di alcuni municipi. Il dato del centro storico, in continuità con il voto delle europee e delle ultime amministrative è pienamente in linea con il rapporto voto NO e reddito basso.

Nel centro storico spicca uno scarto di quasi 30 punti tra SI e NO. La borghesia imprenditoriale e delle professioni non ha voluto mischiarsi con “l’accozzaglia del NO”. E’ il segnale che ci sono due Milano quella dei ricchi e quella dei poveri, quella degli imprenditori e quella dei giovani disoccupati il cui “ascensore sociale” è perennemente rotto.

In altri tre municipi (2, 5, 8) vince il NO di misura. Mentre più rotonda è l’affermazione nel municipio 9. Niguarda conferma la teoria inversamente proporzionale tra reddito e voto NO.

Parte della sinistra PD a Milano ha finito per accettare la modifica costituzionale renziana con la blanda giustificazione della ripulsa del voto “con la destra” (essendo poi Verdini e Alfano dei noti bolscevichi).

Qualche voto Si è stato recuperato da Sala con il suo piano per le periferie e da Pisapia nell’ “area arancione” con il suo progetto di formazione di una “Sinistra progressista di governo” la cui strategia ripropone un indigeribile accordo con il PD.

Anche il “Patto per Milano” che prevede un prolungamento delle linee della metrò, la riqualificazione delle

periferie, l’istituzione di una No Tax area sui terreni Expo per attrarre investimenti, le vasche di laminazione per il problema delle esondazioni del Seveso e il polo scientifico dello Human Technopole, qualche traino referendario per il SI lo avrà certamente avuto. Peccato che Renzi ha promesso soldi che non ci sono, ma per il voto basta la dichiarazione, poi si vedrà.

La forbice tra ricchi e poveri non si recupera solo con le App, Internet e i progetti smart : Bike sharing, Car2go, Piano City, Book City e la sharing economy.

La rinascita delle periferie passa per un intervento più radicale sulla gestione e l’incremento delle case pubbliche, progetti diversi per un utilizzo sociale ed ecologico degli scali ferroviari, per l’inclusione dei migranti, per migliorare la qualità della vita nelle periferie, perché a Milano non esistono solo piazza Duomo, piazza Castello e l’area dei Navigli.

E contro la crisi che morde più forte e crea povertà bisogna attuare una redistribuzione del reddito. Serve un salario sociale sovvenzionato da una patrimoniale che permetta di far passare a chi è in difficoltà gli incubi del futuro. Ma questa è un’altra storia.

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