DIFENDERE IL TRASPORTO PUBBLICO O MORIRE DI SMOG

di Giorgio Simoni

Il 21 febbraio la concentrazione del PM10 (particolato) nell’aria ha superato il valore limite per il sesto giorno consecutivo a Milano e per il terzo nella Città metropolitana, secondo il rapporto giornaliero diffuso dall’Agenzia mobilità ambiente e territorio. La centralina di Città studi ha rilevato 92 μg/m3, a fronte di una soglia fissata a 50 microgrammi. Nei dieci giorni precedenti, in un solo caso il livello di PM10 era rimasto nei limiti.

A novembre del 2016 l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) ha pubblicato l’ultima edizione del rapporto “Qualità dell’aria in Europa”, da cui emerge che l’inquinamento atmosferico rimane il principale fattore di rischio ambientale per la salute. Una nuova stima degli effetti degli inquinanti atmosferici più pericolosi, come il PM2,5, attribuisce 467 mila decessi prematuri su base annua nel 2013 in 41 paesi europei. Il rapporto evidenzia l’impatto dei trasporti stradali sull’inquinamento atmosferico e sottolinea la necessità di istituire sistemi di mobilità più sostenibili.

Per quanto riguarda gli spostamenti delle persone nelle metropoli, un ruolo sempre crescente dovrebbe essere svolto dal trasporto pubblico, a scapito dell’utilizzo di auto e moto private. Occorrerebbe dunque, anche per Milano e la sua area metropolitana, un piano straordinario di miglioramento dei servizi collettivi, per modificare le abitudini dei cittadini in favore di un uso sempre maggiore di bus, tram e metropolitane.

Il trasporto pubblico vittima dell’austerità

Ma questa necessità entra in immediata collisione con le politiche di austerità e di contrazione della spesa pubblica che tutte le forze politiche, di centrodestra e di centrosinistra, hanno condotto e sostenuto a partire dagli anni Novanta del secolo scorso.

Ecco allora che il Comune di Milano decide, per il  2017, di mantenere invariata (nella migliore delle ipotesi) la spesa per il trasporto pubblico rispetto al 2016, lasciando l’Assessore Granelli a fare il gioco delle tre carte: potenziamento di alcuni servizi, compensato dal taglio delle corse in altri ambiti, ovvero la quintessenza della demagogia.

E infatti, dalla prossima domenica 26 febbraio scatterà la riduzione del servizio festivo su 20 linee di bus: 40, 43, 47, 49, 53, 54, 56, 57, 58, 60, 61, 67, 70, 80, 82, 86, 87, 93, 95, 98. Le attese alla fermata andranno dai 16 ai 20 minuti nelle ore del mattino, tra i 14 e i 16 minuti al pomeriggio.

Un buon modo per disincentivare l’uso dei mezzi pubblici: chi sarà disposto ad aspettare il bus per 20 minuti, quando nello stesso tempo, in auto, può attraversare la città? A maggior ragione considerando che la domenica il ticket di Area C non si paga.

Meno corse in metropolitana

Riduzioni di frequenza sono state attuate anche sulle tre linee non automatizzate della metropolitana, a partire dallo scorso 18 febbraio, colpendo in questo caso il servizio dei giorni feriali. Si tradurranno in un maggiore affollamento dei treni e quindi in un minore comfort nel viaggio, che finirà per scoraggiare parte dell’utenza.

Ulteriori tagli dei servizi, dunque, da parte della giunta Sala che fanno seguito a quanto già attuato su molte linee tranviarie e alla soppressione di dieci linee di bus notturni nei giorni da domenica a giovedì.

Ancora peggio vanno le cose per quanto riguarda la Città metropolitana e la Provincia di Monza e della Brianza. I servizi interurbani di autobus, da loro gestiti, ogni giorno trasportano decine di migliaia di persone verso la metropoli o all’interno dei territori di rispettiva competenza.

Questi enti, dissanguati dalle misure finanziarie imposte nei loro confronti dal governo Renzi, non sono più in grado di pagare nemmeno il mantenimento dei livelli di servizio esistenti.

Cinico scaricabarile

Assistiamo quindi a un cinico gioco allo scaricabarile tra gli amministratori di Provincia e Città metropolitana e l’Assessore regionale a Infrastrutture e Mobilità Alessandro Sorte: i primi invocano maggiori risorse da parte di Regione Lombardia, il secondo rimanda alle responsabilità del governo centrale.

Nel frattempo i soldi necessari non arrivano e Siria Trezzi, consigliera delegata alla Mobilità e Viabilità della Città metropolitana di Milano, annuncia “ulteriori razionalizzazioni che permetteranno di gestire il taglio di circa il 10% delle risorse” (Omnimilano). Sappiamo bene che “razionalizzazione” è un eufemismo del gergo politichese che significa taglio dei servizi e quindi nulla di buono si prospetta all’orizzonte.

Gli scenari ai quali starebbero lavorando i tecnici, a quanto abbiamo appreso, sarebbero piuttosto pesanti per gli utenti dei servizi interurbani. Modifiche di percorso e riduzioni del numero di corse sono allo studio nel disperato tentativo di far quadrare i conti.

Secondo un possibile scenario, verrebbero prese di mira le autolinee che collegano Legnano e altri comuni del Legnanese con Milano, percorrendo l’autostrada A8. Il capolinea di questi servizi dovrebbe essere spostato da piazza Cadorna a Molino Dorino: da qui gli utenti sarebbero costretti a utilizzare la linea 1 della metropolitana per raggiungere la città, con un viaggio sicuramente meno confortevole, dato l’affollamento della linea “rossa”, e al contempo, più costoso, dovendo acquistare un titolo cumulativo, anziché interurbano.

Linee di bus che spariranno

Spostandosi a sud di Milano, potrebbe sparire definitivamente la linea di autobus 121 che collega il comune di San Giuliano con il capolinea di San Donato della linea metropolitana 3. Qui l’ipotesi è quella di stipare i passeggeri sulla parallela linea z420, proveniente da San Zenone al Lambro.

Sicuramente lo sgradevole menù dei tagli sopra indicato non è completo, e ci sono altri provvedimenti allo studio.

In questo quadro già abbastanza fosco, il governo Gentiloni avrebbe deciso di tagliare 135 milioni di euro dal fondo nazionale trasporti, secondo quanto dichiarato il 22 febbraio alle agenzie di stampa dall’assessore regionale Sorte. La conseguenza per la Lombardia sarebbe la riduzione di 23 milioni di euro delle risorse per far circolare il trasporto pubblico, con l’ovvio corollario di un ulteriore peggioramento del livello dei servizi.

Un problema che non riguarda solo le “categorie più’ fragili”, come equivoca lo stesso Sorte, ma tutti e tutte gli abitanti della Lombardia, per le ricadute sulla salute di cui abbiamo parlato in principio.

Di fronte all’inasprimento crescente delle politiche di austerità, ma anche alla momentanea crisi del renzismo e del PD, è quanto mai necessario, come scrive Franco Turigliatto, “riprendere la mobilitazione e la lotta per mutare in profondità i rapporti di forza, la costruzione delle resistenze, delle mobilitazioni e delle lotte, nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche, nelle scuole, nelle aree metropolitane e nei quartieri popolari”. Il tema del trasporto pubblico, della sua difesa e del suo potenziamento, dovrà essere uno degli elementi di un programma anticapitalista ed ecologista combattivo.

Photo credit: Marco Valenti
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