UNA BATTAGLIA ECOSOCIALISTA: CHIUDERE L’INCENERITORE DI SESTO SAN GIOVANNI!

Nel silenzio assordante del dibattito politico cittadino, si sta consumando l’ennesimo disastro ambientale sul territorio di Sesto San Giovanni: la rigenerazione del vecchio inceneritore dei rifiuti che, a detta di tutti in campagna elettorale, doveva essere chiuso e che ora risorge dalle sue… ceneri per continuare a bruciare. Sinistra Anticapitalista, in coerenza con le sue battaglie per un futuro ecosocialista, è impegnata nel Comitato locale DESCANTES! che sta conducendo una campagna di controinformazione sul territorio, anche nell’intento di costruire un Comitato promotore di un referendum cittadino. Di seguito il testo dell’ultimo volantino diffuso a Sesto. 

DIAMO I NUMERI

sul nuovo inceneritore di fanghi misti

A inizio 2021, prima era metà 2020, si spegnerà il pessimo e inquinante inceneritore di rifiuti di via Manin.

Al suo posto vogliono attivare per almeno 16 anniun nuovo inceneritore che brucerà fanghi misti derivati dalla depurazione delle acque di scarico.

A Sesto abbiamo un depuratore delle acque e produce 3.000 tonnellate di fanghi misti all’anno.

L’impianto di incenerimento che vogliono costruire in via Manin ne raccoglierà 66.000 tonnellate all’anno portate da tutta la provincia.

I fanghi sono pieni d’acqua e per poterli bruciare bisognerà farli seccare in un sistema collocato di fianco all’inceneritore.

L’inceneritore brucerà quindi16.000 tonnellate all’anno di fanghi seccati.

Bruciandoli una parte diventerà calore, una parte importante uscirà dai camini come fumo inquinante anche dopo essere passato dai filtri depuranti, una parte resterà come rifiuto risultante dall’incenerimento e andrà smaltita; questo rifiuto è rilevante perché saranno circa 6.500 tonnellate all’anno da collocare.

Per portare i fanghi ci saranno 7.000 viaggi di camion che entreranno e usciranno dall’inceneritore in un anno, a questi si aggiungeranno i 9.000 viaggi dei camion che serviranno l’impianto di raccolta dell’umido situato nella stessa zona.

Dal camino usciranno 250 sostanze inquinanti di cui 10 verranno controllate dagli impianti di rilevazione.

Molti di questi inquinanti, come le diossine, si accumuleranno sul terreno cittadino per moltissimi anni.

L’impianto produrrà anche odori fastidiosi che bisognerà trattare.

Bruciare a alte temperature contribuirà a peggiorare quel cambiamento climatico che già produce danni e ci preoccupa tanto.

Esistono soluzioni diverse per trattare i fanghi senza bruciali. Sono già utilizzate con buoni risultati e con un basso impatto sulla salute e sull’ambiente.

Sono impianti di digestione anaerobica e di ossidazione a umido.

La Commissione Europea con la comunicazione del gennaio 2017 dice. “…In futuro si dovranno prendere maggiormente in considerazione processi quali la digestione anaerobica e andrà ridimensionato il ruolo degli inceneritori.” Con il conseguente effetto sui finanziamenti dedicati.

Per i paesi europei pensare di bruciare ancora in inceneritori è inadeguato allo sviluppo di un futuro.

Perché allora a Sesto San Giovanni bruciare i fanghi?

I commenti più rudi dicono che i cittadini di Sesto San Giovanni, Cologno Monzese e Crescenzago sono già abituati a sopportare un inceneritore che brucia 70.000 tonnellate all’anno di rifiuti e per loro sarà più facile tollerare un nuovo inceneritore che tratterà 66.000 tonnellate di fanghi misti.

Il Consorzio Acqua Potabile (CAP) che costruirà il nuovo inceneritore spendendo 35 milioni lo farà perché:

·        sarà molto più semplice la gestione dei fanghi misti prodotti dai suoi impianti nella provincia, anziché preoccuparsi di gestirne lo smaltimento e il riutilizzo, li porterà tutti a Sesto San Giovanni a bruciare;

·        il costo medio attuale dello smaltimento è di 129 euro a tonnellata; bruciandoli a Sesto il costo medio scende a 41 euro a tonnellata, se si tiene conto dell’investimento per la costruzione del forno suddiviso in 16 anni il costo medio resta comunque inferiore (92 euro a tonnellata).

Per le Amministrazioni Comunali di Sesto San Giovanni e degli altri comuni proprietari del CORE, l’attuale gestore dell’inceneritore dei rifiuti, il nuovo impianto di incenerimento fanghirappresenta la possibilità di diluire il rimborso plurimilionario di penalità che il CORE ha da pagare allo Stato.

La programmata chiusura dell’inceneritore dei rifiuti, il nuovo parco costruito e il suo collegamento con la media valle del Lambro avevano rivalutato il territorio. La costruzione del nuovo inceneritore e il suo funzionamento per i prossimi 16 anni degraderà nuovamente il valore del territorio e della città.

Nessuno di quelli che vogliono convincerci che sarà un bellissimo impianto sembra avere a cuore la salute degli abitanti dei Comuni coinvolti dai fumi e la tutela dell’ambiente e del territorio.

Ci dicono che i prossimi inquinanti saranno meno di quelli emessi dall’attuale inceneritore di rifiuti in quanto si brucerà meno di quanto si incenerisce ora.

Già, però continueranno a buttarci inquinanti nella nostra aria. Noi non ne vogliamo di meno, non ne vogliamo se si può fare a meno di bruciare.

Ci dicono che i singoli inquinanti misurati nel camino saranno in media entro i limiti di legge.

Già, ma a terra dove si accumuleranno quanti saranno in totale? E gli inquinanti che si sommeranno tra di loro formando miscele pericolose senza limiti di legge quanto pericolo rappresenteranno?

Noi affermiamo che una volta chiuso l’attuale inceneritore che brucia i rifiuti non si debba attivare nessun nuovo inceneritore.

Riteniamo che l’inceneritore dei rifiuti vada chiuso velocemente senza spostare in là la data di spegnimento.

Se non bruciano i rifiuti e neanche i fanghi misti l’aria sarà più pulita.

Settembre 2019

DESCANTES!

Comitato popolare

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