FRECCIAROSSA DERAGLIA NEL LODIGIANO, MORTI DUE MACCHINISTI

di Giorgio Simoni

Due macchinisti ferroviari sono morti, questa mattina, a causa di un deragliamento nei pressi di Lodi. Altre 27 persone sono rimaste ferite, nessuna gravemente.

Un treno ad alta velocità è deragliato lungo la linea che collega Milano e Bologna. A trovare la morte sono stati i due dipendenti di Trenitalia addetti alla conduzione del convoglio. Un pulitore dei treni ha subito fratture ossee multiple, ma non è considerato in pericolo di vita.

Il treno Frecciarossa era partito da Milano alle 5:10 del mattino, e l’incidente è avvenuto alle 5:35 nei pressi del posto di movimento di Livraga, in provincia di Lodi. Il treno era diretto a Salerno e, a causa dell’orario, era poco affollato.

Le immagini mostrano che la vettura di testa si è separata dal resto del treno e si è schiantata contro un edificio vicino, che ospita impianti tecnologici della ferrovia. Tutte le altre carrozze sono uscite dai binari e hanno continuato la loro corsa lungo la massicciata per diverse decine di metri.

Le prime ipotesi sulle cause

La causa dell’incidente non è ancora chiara, ma sembra appurato che nel punto dell’incidente, nella notte, fossero in corso lavori di manutenzione.

In particolare si sarebbe trattato, secondo quanto riporta il Sole 24 Ore, della sostituzione del motore elettrico di un deviatoio, intervento affidato da Rete ferroviaria italiana a un’impresa specializzata.

Altre fonti indicano che, al termine dell’intervento, mediante fonogramma sarebbe stata assicurato il corretto funzionamento dell’apparato sottoposto a manutenzione. La circolazione era dunque autorizzata senza alcun rallentamento e pertanto il treno viaggiava a una velocità compresa tra i 270 e i 290 chilometri all’ora.

Tuttavia, un’immagine pubblicata dall’agenzia ANSA sembra ritrarre lo scambio predisposto per l’itinerario in deviata, anziché per quello in corretto tracciato. Se tale ipotesi fosse confermata, poiché l’itinerario in deviata non può essere percorso a una velocità superiore a 60 chilometri all’ora, questa potrebbe essere la causa ultima dell’incidente.

I lavori di manutenzione notturni

Non è noto, al momento in cui scriviamo, se la posizione del deviatoio fosse rilevabile dall’Apparato centrale computerizzato e se il deviatoio fosse pienamente operativo oppure disalimentato e morsettato. E, soprattutto, se effettivamente sia stata verificata la corrispondenza tra quanto appariva dai sistemi di controllo da remoto e la reale posizione del deviatoio.

I lavori di manutenzione sulle linee ferroviarie ad alta velocità (e su gran parte di quelle tradizionali) vengono svolti in orario notturno per non interrompere la circolazione dei treni.

Per quanto riguarda in particolare il tratto di linea ad Alta velocità tra Milano e Bologna, l’alternativa sarebbe quella di instradare i treni sulla linea lenta, con conseguenti ritardi fino a un’ora e danno “commerciale” per gli operatori ferroviari.

È evidente in tutto questo che gli addetti alla manutenzione sono sottoposti a forti pressioni per concludere gli interventi entro l’orario di transito del primo treno della giornata.

Accertare le responsabilità fino in fondo

In ogni caso, siamo, al momento, nel campo delle pure ipotesi. Solo l’inchiesta giudiziaria potrà ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Noi riteniamo, però, che non sia sufficiente individuare le responsabilità ultime del fatto in sé, magari addossando tutte le colpe semplicemente agli operai dell’impresa appaltatrice incaricata della manutenzione.

Occorre invece investigare più a fondo sulle cause organizzative e gestionali, rivedendo l’intero modello del ciclo manutentivo dell’infrastruttura ferroviaria, chiamando in causa anche le scelte e le priorità da parte di Rete ferroviaria italiana e delle imprese ferroviarie coinvolte.

Due anni fa, il 25 gennaio del 2018, un altro grave incidente ferroviario colpiva la Lombardia. Lo svio di un treno regionale nei pressi della stazione di Pioltello-Limito provocava la morte di tre persone e alcune decine di feriti. Benché il processo sia ancora in corso, le indagini hanno individuato chiaramente la causa dell’incidente in una grave carenza manutentiva, ovvero la mancata sostituzione di un giunto isolato di unione delle rotaie che da tempo risultava rotto.

I due macchinisti deceduti oggi si aggiungono alla lunga lista di morti sul lavoro, fenomeno che nel nostro Paese si caratterizza numericamente come una vera e propria strage.

È d’altra parte ciò non sorprende: le condizioni di sicurezza e di salute dei luoghi di lavoro sono a maggior ragione precarie, quanto più aumenta l’oppressione e lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici. Anche in questo è possibile leggere lo sbilanciamento dei rapporti di forza in favore dei padroni che è avvenuto nel nostro paese negli ultimi trent’anni.

Noi continueremo a stare dalla parte di chi si batte per il rispetto delle procedure di sicurezza, per imporre alle aziende la manutenzione ed il rinnovo degli impianti logori o obsoleti, al fine di ridurre il rischio di incidenti, limitare o eliminare la produzione di sostanze nocive, a tutela dei lavoratori e delle popolazioni che vivono nei quartieri limitrofi alle fabbriche ed alle infrastrutture che le collegano.

Infine, il nostro più profondo cordoglio va alle famiglie di Giuseppe Cicciù e Mario Di Cuonzo, i due ferrovieri deceduti questa mattina.

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