LA SANITA’ LOMBARDA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS.

di Loris Brioschi

I cittadini lombardi si staranno sicuramente domandando cosa sta facendo la sanità privata/convenzionata, che i vari governatori lombardi di destra hanno fortemente incentivato, nella lotta contro la diffusione del coronavirus? Un bel nulla sembrerebbe.

Gli ultimi dati vedono la Lombardia epicentro italiano della diffusione del virus

E le informazioni che ci pervengono dalla sanità pubblica danno un quadro disarmante di come questa politica di privatizzazione sia sbagliata e dannosa per la difesa della salute di tutti e tutte.

Anche “l’uomo della strada” comincia a rendersi conto che c’è qualcosa nella politica sanitaria della Regione Lombardia e nella politica nazionale che non funziona.

Ospedali in estrema sofferenza:  Crema, Cremona e Codogno

Mancanza di protocolli da applicare in casi di malattie infettive hanno prodotto troppi operatori sanitari infettati dal virus stesso.

Mancanza di un numero adeguato alla situazione di posti letto nelle terapie intensive.

Le responsabilità di questi problemi non possono essere scaricati sui singoli medici ed operatori sanitari. Le responsabilità risiedono nei vertici della Regione Lombardia e nei direttori generali delle varie Asl e dei vari ospedali verificando se hanno programmato ed attivato quanto previsto dalla normativa nazionale ed internazionale e quanto è stato investito in questo ambito.

Il taglio di ospedali e di organici ci rende vulnerabili alla prima seria diffusione epidemica: ora si pensa di richiamare medici attualmente in pensione, anticipare la laurea di infermieri, richiedere ospedali e medici alle forze armate. La toppa che si sta cucendo ci sembra peggiore del buco creato dalla loro politica sanitaria

Inoltre da segnalare Il pasticcio brutto del caos creato dai vari numeri telefonici sia informativi che per segnalare problemi di salute gravi, dati con indicazioni approssimative se non sbagliate.

E i DIP (Dispositivi Individuali Protezione) mascherine di vario livello, igienizzanti mancanti o oggetto di rialzi di prezzo a scopo speculativo.

La politica di contenimento della diffusione del virus è stata più attenta ai richiami dei vari settori economici che al principio di precauzione verso la salute delle persone. Ad esempio tardive sono state le indicazioni, rivolte a chi temeva di essere stato infettato, di non recarsi nei Pronto Soccorsi, né nello studio del proprio medico curante per evitare di trasformare quei luoghi di cura in luoghi in cui infettarsi. Comica la chiusura e poi apertura dei pub, bar etc.

I medici di famiglia poi sono stati completamente abbandonati a sè stessi dalla Ats (Asl in Lombardia) di Milano mentre in una condizione di enorme stress erano sommersi da ogni tipo di richiesta. La tutela della salute degli operatori sanitari rappresenta un patrimonio sociale fondamentale della collettività per garantire assistenza e cura a tutti. Ma per la Lega la privatizzazione della sanità rappresenta un dogma dichiarato anche passando sui medici di base con la ruspa. Forse per punirli per “l’affaire dei malati cronici” sponsorizzato dalla giunta Lombarda e rifiutato in massa dai malati e dagli stessi medici di base.

Chi sono i proprietari dei maggiori gruppi della sanità privata in Lombardia

Il Gruppo San Donato – GSD (famiglia Rotelli) è il principale gruppo privato operante in Lombardia e al tempo stesso è il maggiore gruppo della sanità privata in Italia, presente consistentemente anche nel mercato europeo della sanità, secondo quanto viene affermato dallo stesso gruppo. Recentemente il gruppo ha stabilito un accordo di collaborazione con NMC Healthcare (Emirati Arabi). Il GSD opera in due regioni italiane: in Lombardia, dove la sua presenza è capillare, e in Emilia Romagna, dove conta un solo ospedale, ma intende ulteriormente espandersi. Distribuite in 6 province lombarde e in altrettante ATS, conta 17 sedi di ricovero e numerose strutture di servizio a contratto con il SSL. Nella sola città metropolitana di Milano le strutture di ricovero e cura sono 7, delle quali 3 sono istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS). La recente acquisizione del principale ospedale privato della Lombardia (San Raffaele) ha dato nuovo impulso al gruppo che sta per costruire un nuovo ospedale nell’area ex Expo (il cosiddetto “nuovo Galeazzi”) e un nuovo pronto soccorso presso l’ospedale San Raffaele. Nel 2017, in termini di valorizzazione dei ricoveri, il Gruppo San Donato raggiunge il 35% della componente privata del settore, mentre pesa per il 14% sull’intera valorizzazione dei ricoveri delle strutture pubbliche e private in regione.  Ha una propria Facoltà di Medicina ed è anche sede di più poli didattici della Università statale di Milano.

Il Gruppo Humanitas (famiglia Rocca) del Gruppo Techint di Felice Rocca, è in seconda posizione, ma distanziato notevolmente dal primo erogatore privato. Il gruppo Humanitas incassa per i ricoveri i 2/5 del valore incamerato dal gruppo San Donato. In Lombardia conta 5 strutture di ricovero (una delle quali è un IRCCS) collocate in 3 province e in altrettante ATS. Opera anche in altre 2 regioni italiane. Ha da poco fondato una propria facoltà di medicina con corsi solo in inglese, dopo essere stato a lungo polo universitario della Università statale di Milano.

Il Gruppo Maugeri che, in occasione del risanamento del gruppo e dopo le note vicende giudiziarie riferite a finanziamenti illeciti da parte della Regione, è stato acquisito dalla Banca J.P. Morgan statunitense, è in terza posizione in Lombardia: 5,3% sul totale della valorizzazione dei ricoveri trattati dai privati. È presente in 6 province e in altrettante ATS. L’IRCCS del gruppo ha sede a Pavia. Ma il gruppo ha anche sedi dislocate in altre 6 regioni italiane.

Fondazione Poliambulanza, ex gruppo Veronesi e Gruppo Multimedica raggiungono una quota sulla valorizzazione totale dei ricoveri effettuati dagli operatori privati fra il 4 e il 5%.

Fondazione Poliambulanza, presente con strutture di ricovero nella provincia di Brescia, è partecipata dalla Diocesi di Brescia, dall’Ospedale Gemelli di Roma, dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, e dall’Opera Don Calabria.

Nel consiglio di amministrazione dell’ex Gruppo Veronesi siedono Banca Intesa, Unipol, Allianz, Luxottica e la famiglia Veronesi; il gruppo Essilor-Luxottica (gruppo franco-italiano), prima al centro dei progetti di rilancio dell’ex gruppo Veronesi – fra i quali la costituzione di un campus universitario – stando a quanto riportato dai quotidiani, sembra uscito di scena. L’ex gruppo Veronesi gestisce due IRCCS: IEO, Istituto Europeo Oncologico e Ospedale cardiologico Monzino.

Il Gruppo Multimedica (famiglia Schwarz) è principalmente presente a Milano dove gestisce 3 strutture di ricovero (una delle quali è sede IRCCS) ma estende complessivamente la sua attività in 3 province lombarde.

Con una quota di quasi-mercato sostanzialmente pari, Fondazione Poliambulanza ed ex Gruppo Veronesi, sono rispettivamente presenti nella sola provincia di Brescia, la prima, e nella sola Città metropolitana di Milano, il secondo.

Al di sotto del 2% del quasi-mercato dei ricoveri privati nelle posizioni fra la settima e la nona sono: gli Istituti clinici della Città Studi (ex Clinica Santa Rita); il Gruppo Garofalo Healthcare (famiglia Garofalo), che opera prevalentemente in altre 3 regioni, con una presenza significativa in Emilia Romagna, ma è presente anche in Lombardia, in provincia di Como; il Gruppo Servisan, prevalentemente operativo in Piemonte e in Valle d’Aosta,  e in Lombardia con Il Policlinico di Monza.

Il Gruppo KOS (CIR di De Benedetti e F2i Fondo investimenti per le infrastrutture), che opera anche nel mercato inglese ed indiano, si posiziona nella classifica lombarda al decimo posto sia per i ricoveri sanitari effettuati in due delle sue numerose sedi RSA lombarde (in questo caso, di Milano e Brescia) sia per le prestazioni di ricovero dell’ospedale pubblico gestito in provincia di Mantova.

(Dati estratti dallo studio “La nebbia sulla sanità privata in Lombardia” di Maria Elisa Sartor)

La salute non è in vendita e non si deve privatizzare:

Ogni giorno piccoli ospedali e servizi territoriali sono chiusi, la lista d’attesa per visite e esami si allunga, le condizioni di lavoro dei medici e degli operatori peggiorano, l’accesso a servizi di qualità e per tutti non è più garantito a migliaia di persone.

Questa realtà presente in molti paesi europei non è una fatalità! E’ solo la conseguenza di politiche perseguite dai vari governi e dalle istituzioni europee con un obiettivo chiaro: vendere la nostra salute privatizzandola.

Per questo motivo e con modalità diverse da paese a paese il servizio pubblico si riduce o viene distrutto completamente e ciò avviene togliendo le risorse umane e i finanziamenti necessari per il suo buon funzionamento.

Questi attacchi portano inevitabilmente a due tipi di sistema: un servizio sanitario pubblico per i meno abbienti e una sanità privata per chi se la può pagare.

Queste politiche sono accompagnate con una propaganda ridondante secondo cui il privato sarebbe più efficiente e meno caro. Peccato che i dati smentiscono questa favola: i paesi che hanno adottato una sanità pubblica spendono meno e i loro cittadini godono di maggiore tutela e di maggiori cure.

Domandiamoci allora a chi conviene privatizzare e commercializzare la salute? Sicuramente all’industria farmaceutica e delle apparecchiature sanitarie, ai grandi gruppi di cliniche private e di case di riposo private. Questi fanno profitti con i soldi di ciascuno di noi (tickets, compartecipazione alla spesa, rette)

Gli obiettivi per una sanità pubblica universale ed efficiente

Come difensori di una sanità pubblica di qualità, solidale, gratuita e universale bisogna lavorare:

per delle politiche alternative,

per un finanziamento adeguato del sistema,

per la scelta di servizi di cure primarie,

per l’attenzione ai determinanti sociali della salute (lavoro, reddito, educazione, ambiente),

per i farmaci generici.

Dobbiamo poter contare e potere decidere le priorità per tutelare la salute e non permettere il profitto dei privati.

Inoltre L’emergenza Covid19 può essere anche l’occasione per la sinistra di classe in questo paese di sfruttare il varco che si è, pur timidamente, aperto in un dibattitto pubblico solitamente chiuso e ingessato.

Crediamo che ci sia nei fatti una forte convergenza su questi temi da parte non solo di tutta la sinistra, ma di settori importanti di lavoratrici/lavoratori e cittadinanza, con cui costruire una mobilitazione la più ampia e la più unitaria possibile sulla base di parole d’ordine chiare e inequivocabili, in grado di tradurre in obiettivi concreti questa lotta:

1) NO ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA! LO STATO DEVE GESTIRE CENTRALMENTE I SERVIZI PUBBLICI UNIVERSALI!

2) RIPUBBLICIZZAZIONE INTEGRALE DEL SSN! BASTA FINANZIAMENTI DIRETTI E INDIRETTI ALLA SANITA’ PRIVATA!

3) RESCISSIONE DEGLI ACCORDI CON LE STRUTTURE CONVENZIONATE!

4) SBLOCCO DEL TURN-OVER E ASSUNZIONE DI 400.000 OPERATORI SANITARI, TRA MEDICI E PERSONALE INFERMIERISTICO!

5) PATRIMONIALE, AUMENTO DELLE TASSE ALLE GRANDI E MEDIE IMPRESE, ROTTURA DEI VINCOLI AUSTERITARI DELL’UNIONE EUROPEA PER FINANZIARE I 13 MILIARDI DI EURO DI CUI LA SANITA’ PUBBLICA HA BISOGNO PER GARANTIRE A TUTTE E A TUTTI IL DIRITTO ALLA SALUTE!

6) ABOLIZIONE DEGLI ACCORDI DI WELFARE AZIENDALE CHE COLPISCONO LA SANITA’ PUBBLICA INDIVIDUALIZZANDO E MONETIZZANDO UN DIRITTO UNIVERSALE!

7) ABOLIZIONE DEL NUMERO CHIUSO PER L’ACCESSO ALLA FACOLTA’ DI MEDICINA!

Sinistra Anticapitalista si mette a disposizione per costruire sin da subito le condizioni affinché questa campagna possa prendere il via nel minor tempo possibile.

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