«ALMAVIVA VUOLE CHIUDERE IL SITO DI SEGRATE»

C’è forte preoccupazione tra i lavoratori e le lavoratrici dei call center di Almaviva Contact, nella sede operativa di Palazzo Tintoretto, parte del grande centro direzionale “Milano Oltre”, a sud della strada provinciale Cassanese. La paura è quella più grande: la perdita del posto di lavoro. L’azienda ha recentemente perso la commessa per il servizio di assistenza clienti Sky-Fastweb, altri contratti sono prossimi alla scadenza. Il futuro è dunque incerto.

Il collettivo autorganizzato AlmaWorkers annuncia: «Ci stiamo organizzando per un’azione di protesta collettiva. In questi giorni sono in corso diverse assemblee, perché sono a rischio centinaia di posti di lavoro». E in un dettagliato post su Facebook ricostruisce le tappe della vicenda.

Il 30 aprile Sky informava azienda e sindacati che alla data di scadenza, 30 giugno, la commessa denominata “Servizi di customer care inbound” non verrà rinnovata né si procederà con un subentro nell’appalto, visto che la commessa cesserà di esistere. Le attività attualmente occupano 58 operatori sul servizio Sky Tecnica a Milano e oltre 250 su Retention (offerte per i clienti che vogliono disdire l’abbonamento) e altri servizi a Palermo.

Eludere le clausole sociali

Si tratta – sottolinea il collettivo -, con ogni probabilità, di un mero espediente utilizzato da Sky per evitare l’applicazione delle cosiddette “clausole sociali” che prevedono che i lavoratori addetti al servizio passino in forza al nuovo appaltatore. Infatti, è difficile credere che i servizi organizzati nella commessa cessino assieme ad essa, se si pensa che ad esempio a Milano viene gestita, sotto la dicitura “Sky Tecnica”, l’assistenza ai clienti con problemi tecnici al decoder e all’impianto satellitare.

È evidente come queste lavorazioni – che attualmente sono tra l’altro gestite anche da altri outsourcer, come Comdata a Milano – sopravviveranno alla commessa e continueranno ad esser operative: piuttosto che una chiusura, è più plausibile che queste attività vengano riorganizzate in altre commesse.

Non è finita qui: sempre il 30 giugno giunge a scadenza l’appalto affidato ad Almaviva, e gestito anch’esso nella sede di Milano, del Back office amministrativo di WindTre Consumer, i cui 38 addetti sono anch’essi appesi a un filo visto che il committente ha comunicato che procederà a gara d’appalto senza però indicare nel bando l’applicazione delle “clausole sociali”. Per ultimo, a fine anno, va in scadenza anche l’appalto di Trenitalia, commessa di Almaviva S.p.A. in gestione ad Almaviva Contact.

Milano Segrate a rischio di chiusura

La valutazione degli AlmaWorkers è che il sito di Milano Segrate di Almaviva sia a serissimo rischio di tenuta occupazionale, anche a causa delle fallimentari politiche di Almaviva, il cui management incassa giorno dopo giorno magre figure che dimostrano un’incapacità ormai cronica nel rimanere sul mercato se non al prezzo di un continuo taglio del costo del lavoro e dei diritti dei lavoratori.

Da qui la scelta del collettivo di promuovere a brevissimo assemblee di confronto e condivisione nonché azioni e mobilitazioni a tutela dei diritti, dell’occupazione, e del reddito.

Ma i problemi non mancano anche quando le clausole sociali vengono formalmente rispettate. Lo dimostra il caso recente dei 180 lavoratori di Almaviva addetti alla commessa Homepack Sky Fastweb, servizio che dal 1° maggio è stato assegnato a Covisian, altro operatore del settore, in seguito a un subentro nell’appalto. Il 22 aprile si apre la trattativa sindacale per l’applicazione delle “clausole sociali”. AlmaWorkers si presenta al tavolo con una posizione chiara: il passaggio a Covisian non deve essere condizionato a rinunce di nessun tipo, ma anzi deve vedere il pieno riconoscimento dei diritti acquisiti. Il collettivo convoca svariate assemblee per informare i lavoratori e le lavoratrici. Un centinaio di questi decide inoltre di diffidare i sindacati dalla firma di accordi non sottoposti all’approvazione da parte dei lavoratori medesimi.

L’attacco ai salari

Già il 23 aprile la trattativa si interrompe a causa del rifiuto di Covisian di riconoscere i superminimi salariali. Il giorno successivo l’azienda subentrante fa sapere di considerare espletate le procedure per le “clausole sociali”, seppure concluse con esito negativo e senza accordo sindacale, e che avrebbe proceduto unilateralmente con una proposta di assunzione da sottoporre ai lavoratori.

Da segnalare in questa vicenda l’atteggiamento della Fistel-Cisl che – secondo quanto denuncia AlmaWorkers – si è fatta megafono delle posizioni aziendali, arrivando a caldeggiare l’assunzione “a scatola chiusa” presso Covisian, fino addirittura a ripetere le minacce di Almaviva che illegittimamente aveva bollato come “esubero” chiunque fosse intenzionato a non accettare il passaggio.

Chi è Almaviva

Almaviva, il cui nome completo è AlmavivA The Italian Innovation Company S.p.A., è una società di diritto italiano, capogruppo di uno dei principali cartelli italiani nel settore dell’Information & Communication Technology, che opera a livello globale con una struttura organizzativa che comprende circa 44.000 dipendenti e diversi uffici in Italia e all’estero. La sede legale è a Roma.

Nel 2019 ha riportato ricavi per 867 milioni di euro, in aumento dell’8,4% rispetto all’anno precedente, con un utile lordo pari a 60,3 milioni di euro (+18% sul 2018).

Parte significativa delle attività di Almaviva si svolge con la Pubblica Amministrazione, in particolare le commesse relative al Sistema pubblico di connettività aggiudicate nel 2017 e, nella nostra regione, i servizi per Lombardia Informatica S.p.A. O, ancora, quelli per l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali), per la quale Almaviva si occupa di parte del sistema informativo unificato SIAN. Altri importanti clienti sono gruppi bancari, assicurativi e fiduciari e, come si è visto, il Gruppo Ferrovie dello Stato.

Lotte di resistenza

Vicende come quelle della sede milanese di Almaviva dimostrano come siano ancora tante, anche se spesso poco conosciute, le lotte di resistenza di lavoratori e lavoratrici nel nostro Paese. Lotte che spesso si devono organizzare al di fuori, se non contro, le organizzazioni sindacali maggioritarie (il collettivo AlmaWorkers segnala che pure la Slc-Cgil ha dato una risposta «piuttosto fredda» alle proposte di unità d’azione).

Le resistenze dei lavoratori e delle lavoratrici, già rese difficili da decenni di sconfitte e di arretramento del movimento operaio, sono ancora più ardue in questo periodo di emergenza epidemiologica, con la forte limitazione dei diritti di sciopero, di manifestazione e di assemblea.

Per questo, accanto alle specifiche vertenze, è necessaria una campagna unitaria per la riconquista, magari graduale ma certa, della vita pubblica, in termini di attività politica e sindacale. (m.p.)

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