MILANO-CORTINA 2026: LE CONTRADDIZIONI DELLE OLIMPIADI INVERNALI

Sono finiti giochi Olimpici e Paraolimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Quelli che sono stati presentati come i giochi “più sostenibili di sempre”, con linee guida ambientali ambiziose che, purtroppo, sono rimaste solo sulla carta. Quelli che invece hanno avuto impatti negativi significativi, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sociale ed economico, Quelli delle grandi contraddizioni, che sottolineiamo di seguito.

L’organizzazione dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 è stata affidata principalmente a due soggetti giuridici distinti, “con fondi pubblici e gestione privata”.
La Fondazione Milano Cortina 2026 è il Comitato Organizzatore (OCOG), una fondazione di diritto privato senza scopo di lucro (sic) incaricata della gestione operativa, sportiva e comunicativa dei Giochi.  Presidente Giovanni Malagò (membro CIO e Presidente del CONI) e Amministratore Delegato Andrea Varnier. I Soci Fondatori: Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), Comitato Italiano Paralimpico (CIP), Comune di Milano e Comune di Cortina d’Ampezzo. I suoi compiti sono stati: Organizzazione degli eventi sportivi, gestione del ticketing, marketing, cerimonie e accoglienza.
La Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A. (SIMICO). È una società pubblica (in house) vigilata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Amministratore Delegato Fabio Saldini. Azionisti: Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), Regioni Lombardia e Veneto, Province Autonome di Trento e Bolzano. I suoi Compiti: Progettazione e realizzazione delle opere pubbliche e delle infrastrutture sportive necessarie per lo svolgimento dei Giochi. Recentemente la sua attività è stata prorogata al 2033 per completare opere strategiche post-olimpiche.

1. Le Olimpiadi “più sostenibili di sempre” hanno avuto un impatto devastante sulla montagna
Le Olimpiadi invernali in Italia, erano state presentate come “le più ecologiche della storia”. Invece hanno generato circa 930.000 tonnellate di emissioni di CO₂, E il problema non si limita alle emissioni. Le Olimpiadi hanno trasformato in modo permanente i territori, tra infrastrutture pesanti, artificializzazione del suolo e aumento dei prezzi degli immobili in regioni dove gli abitanti hanno già difficoltà a trovare un alloggio. Non sono territori nuovi alle contraddizioni: in nome del dinamismo economico e del fervore sportivo, si accelerano i cambiamenti che già li rendono fragili.
Le ombre sulla reale sostenibilità dei Giochi sono molte: impatto idrico elevato (con necessità di nuovi bacini di stoccaggio), ripercussioni negative su ecosistemi fragili e biodiversità a rischio. Ma forse la più grande contraddizione è che le emissioni causate delle Olimpiadi di Milano Cortina stanno sciogliendo la neve da cui i Giochi dipendono.
Come ha sottolineato lo studio di Scientists for Global Responsibility e New Weather Institute, le emissioni causate dalle Olimpiadi Invernali 2026 porteranno a una perdita stimata di 2,3 chilometri quadrati di manto nevoso (l’equivalente in termini di superficie di circa 1.300 piste olimpiche di hockey su ghiaccio) e oltre 14 milioni di tonnellate di ghiaccio dei ghiacciai. Numeri già colossali, che aumentano di più del doppio se si calcola anche l’impatto dei tre principali accordi di sponsorship ad alto contenuto di gas serra: Eni, Stellantis e ITA Airways. In altre parole, sarebbe bastato eliminare queste tre aziende inquinanti dagli sponsor per ridurre l’impatto climatico di Milano Cortina di quasi il 60%.
Ma lo sfruttamento intensivo della natura non si ferma quì: troppi i nuovi impianti, i rifugi, i cantieri in alta quota. E la natura prova a ribellarsi, come quando il terreno ha ceduto a Cortina d’Ampezzo, in un appezzamento dove la corsa alla cementificazione ha fatto coesistere quattro cantieri contemporaneamente, tra cui quello contestatissimo della cabinovia Apollonio-Socrepes. Una pericolosa ferita nel terreno che ha zittito per un attimo le ruspe, giusto il tempo di fare sentire le voci di critica di cittadini e cittadine. Poi l’opera è stata commissariata e il rumore dei cantieri è tornato a zittire le associazioni ambientaliste e a riempire la valle.

2. Il budget promesso alla candidatura si è quadruplicato
All’atto della candidatura, nel 2019, le Olimpiadi Milano Cortina 2026 promettevano un budget contenuto di circa 1,36 miliardi di euro. E una seconda promessa: non si doveva usare un euro di fondi pubblici. Oggi, includendo infrastrutture e opere collegate, la spesa complessiva rischia di superare i 5,4 miliardi, quattro volte le stime iniziali. Chi coprirà la differenza? I soldi pubblici. Un esempio lampante di opere costose che vanno oltre le esigenze dei Giochi è il Villaggio Olimpico di Porta Romana, a Milano, con extra costi, con possibile ricorso a ulteriori fondi pubblici per coprire lo spreco di risorse.
Accanto ai costi lievitati, ci sono le opere interminabili. Secondo il report di Libera, il 57 % delle opere infrastrutturali collegate alle Olimpiadi sarà completato dopo il 6 febbraio 2026, data di inaugurazione dei Giochi, con l’ultimo cantiere previsto nel 2033. Questo significa che molte infrastrutture non saranno nemmeno utilizzabili durante i Giochi, ma saranno concluse negli anni successivi, con grandi incertezze e a spese dei contribuenti.

3. La moltiplicazione delle opere
. La Fondazione Milano Cortina ha ammesso “criticità finanziarie” che hanno bloccato l’emissione della seconda tranche di pagamenti agli hotel di Cortina e Cadore: il 50% dell’incasso pattuito non è arrivato a gennaio, lasciando albergatori furiosi . È stato il segnale più evidente di un sistema al limite: il budget iniziale da sogno – 1,4 miliardi quasi tutti privati – è evaporato, sostituito da una spesa pubblica che sfiora i 6 miliardi, con sforamenti dell’80% secondo S&P Global Ratings. Due miliardi solo per l’organizzazione, altri 3-4 per le infrastrutture: una montagna di soldi spesi che ha già fatto gridare allo scandalo. Il deficit della Fondazione Milano-Cortina (oltre 150 milioni) verrà coperto con soldi pubblici. ( vedi Decreto sport del 20/06/2025)
I ritardi sono il vero dramma. Report dopo report, da Open Olympics alla Corte dei Conti, emerge un quadro impietoso: su 98 opere previste, solo una minoranza pronta per le Olimpiadi . Molte sono arrivate a metà  competizione, altre addirittura dopo il 2033. La tangenziale di Cortina? In ritardo di centinaia di giorni. La variante di Longarone? Quasi 400 milioni e ancora lontana. La pista da bob di Cortina, già simbolo di polemiche per i larici abbattuti e l’impatto ambientale devastante, ha visto sabotaggi e costi triplicati (da 46 a 131 milioni). Eppure il ministro Abodi ha continuato a ripetere che eravamo“agli ultimi ritocchi” e “strapronti”, mentre la realtà dice altro: molte opere di legacy – quelle che dovrebbero lasciare qualcosa ai territori – sono slittate nel tempo, lasciando i Giochi con un sapore di provvisorietà.
Le scelte da grandeaur hanno portato a scelte illogicamente costose. Invece di ristrutturare la pista da bob di Cortina, se n’è costruita una nuova, spendendo 124 milioni di euro, invece di 47. Il costo dello Ski Jumping Stadium di Val di Fiemme in Trentino è salito a 44 milioni, dai 9 milioni previsti.
A Milano, il villaggio olimpico di Porta Romana diventerà uno studentato da 1.700 posti al prezzo medio di 863 euro al mese, costi questi analoghi a quelli dei monolocali privati e quindi di nessun aiuto agli studenti.
Poi c’è il problema degli extra-costi stimati (almeno 40 milioni) di cui si faranno carico Regione Lombardia e Comune di Milano. L’arena di Santa Giulia (extra costi 60 milioni) doveva essere uno stadio da hockey: rivelatosi inadeguato, verrà usata per concerti che il proprietario Eventim concederà in uso al Comune ben due giorni all’anno!

4. Promesse disattese e un conto salato per i cittadini
Promesse di gloria, infrastrutture da sogno, turisti in arrivo. Ma la realtà storica delle edizioni passate racconta tutt’altro: impianti abbandonati, quartieri lasciati al degrado, conti salatissimi. Dalle Olimpiadi di Londra 2012, dove erano state promesse decine di migliaia di posti di lavoro, ma in realtà furono creati solo 992 lavori permanenti non edili (cioè stabili e fuori dal settore costruzioni), mentre quasi 5.000 posti preesistenti furono persi, con un saldo netto di 4.000, a quelle di Rio 2016, dove i quartieri olimpici sono diventati simbolo di degrado urbano. Da Atene 2004 con impianti modernissimi, costruiti a spese enormi, oggi abbandonati e fatiscenti, simbolo di investimenti sprecati, a Torino 2006, dove i quartieri olimpici sono stati successivamente trascurati e abbandonati, lasciando dietro di sé problemi sociali e urbanistici.
E Milano Cortina 2026? Per i Giochi invernali la lista delle critiche è già numerosa. Mountain Wilderness sostiene che la candidatura originale prometteva trasparenza e tutela ambientale, e invece molti progetti non sono stati sottoposti a valutazioni d’impatto ambientale. Simbolo di questa frattura è la nuova pista di bob a Cortina d’Ampezzo, i cui costi sono lievitati ben oltre le stime iniziali (arrivando a più di 124 milioni di euro), senza che vi sia una chiara prospettiva di utilizzo post giochi, e senza citare l’impatto significativo sull’ecosistema locale (500 larici secolari sono stati abbattuti con gravi danni sulla biodiversità alpina). E anche in città i Giochi Invernali stanno facendo sentire i loro impatti prima ancora di iniziare, accelerando ad esempio i processi di gentrificazione e di speculazione già in atto a Milano, come ben raccontato nel documentario “Il Grande Gioco” di Laboratorio Off Topic e Comitato Insostenibili Olimpiadi.

5. Via libera alle aziende inquinanti come sponsor dei Giochi
Giochi olimpici come vetrina del capitalismo pubblico e privato. Facendo ordine nella vetrina delle collaborazioni, tra gli sponsor globali del Comitato olimpico internazionale («world olympic and paralympic partner») si collocano colossi e multinazionali che detengono diritti mondiali su tutte le edizioni dei Giochi (tanto quelli invernali quanto quelli estivi). Tra questi, l’e-commerce e cloud Alibaba, Allianz, Airbnb. E ancora, Coca-Cola e il produttore cinese di latticini Mengniu, che hanno stipulato un contratto di collaborazione congiunta, Corona Cero, Deloitte, Omega, poi Samsung, Visa e Tcl. A questi si aggiungono Procter & Gamble, Head & Shoulders, Dash e Lenor.
Inseriti nel novero degli olympic and paralympic premium partner, Enel ed Eni; Salomon; Stellantis; Intesa Sanpaolo e Poste Italiane; Leonardo; mentre Ferrovie dello Stato italiane. Nell’elenco degli olympic and paralympic partner include tra gli altri marchi come A2a, Autostrade per l’Italia, Tim, Fiera Milano, Esselunga, Pirelli e FiberCop. A completare il panorama, la categoria olympic and paralympic sponsor, che comprende realtà come Fincantieri, Grana Padano, Ita airways, Kiko e Technogym, e gli official supporter, tra cui Essilor Luxottica, Venezia Airport, Technoalpin e Versalis.
Era il 1988 quando la sponsorizzazione del tabacco fu vietata alle Olimpiadi Invernali di Calgary, in Canada, dopo che i danni alla salute pubblica divennero innegabili. Come ecosocialisti oggi la posta in gioco è cresciuta e occorrerebbe mobilitarsi per rompere il legame tra Olimpiadi e fonti fossili. Tra i finanziatori dei Giochi Invernali 2026 troviamo nomi come Coca-Cola, sponsor più longevo tra le Olimpiadi nonostante sia la principale azienda inquinatrice di plastica al mondo, con enorme consumo quindi di materie prime fossili, oltre che di risorse idriche in diverse aree del Pianeta, oppure Stellantis, tra i principali gruppi al mondo dell’automotive, settore con grandi responsabilità climatiche. E la stessa contraddizione si legge quando si vedono i 5 anelli affiancati al nome di Eni, premium partner dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina nonostante sia la prima azienda italiana e tra le maggiori al mondo per emissioni di gas serra. Una contraddizione in termini: con una mano il Cane a sei zampe ha investito dei soldi per la realizzazione dei Giochi Invernali, con l’altra continua a inquinare compromettendo il futuro degli sport invernali. Numeri alla mano, come spiega il progetto Badvertising, l’impatto climatico annuale di Eni derivante dalle sue attività nel settore dei combustibili fossili sarebbe responsabile della perdita di 985 km² di manto nevoso e 6,2 miliardi di tonnellate di ghiaccio glaciale. Una perdita che minaccia gli stessi sport sulla neve.

 

6. Nessuna “Tregua olimpica” e il valore della pace dimenticato
Mentre le cronache sportive hanno celebrato i successi degli atleti, la tregua olimpica è stata un fallimento annunciato . Da un lato c’era stata la spinta etica del Trentino, che attraverso una lettera aperta indirizzata a Cio, Coni e al Governo italiano chiedeva che la pace non sia solo un simbolo, ma un impegno concreto. Dall’altro c’è il dato crudo del secondo monitoraggio globale curato dall’Atlante delle Guerre del Mondo e Unimondo, che documenta come le armi non abbiano mai smesso di sparare.

Nel cuore dell’Europa, tra Ucraina e Russia, le operazioni militari e i bombardamenti continuativi proseguono con intensità altissima, senza alcun segnale di tregua. Analoga è la situazione in Medio Oriente, dove gli USA con i loro complici israeliani hanno scatenato un nuova aggressione all’Iran, e Israele sta ampliando la guerra contro il popolo palestinese avviando l’invasione del Libano mentre nella Striscia di Gaza persistono violenze e operazioni armate israeliane nonostante il periodo olimpico in vigore. Il monitoraggio evidenzia inoltre come il conflitto si stia espandendo in contesti spesso dimenticati dai riflettori: in Etiopia, la regione del Tigray resta teatro di scontri significativi tra le forze governative e il TPLF, mentre nello Yemen la frammentazione del conflitto ha portato nuove vittime nella provincia di Shabwa. In Myanmar la giunta militare prosegue la repressione con l’uso di droni e combattimenti terrestri contro la resistenza, così come nella Repubblica Democratica del Congo si registrano attacchi sanguinosi da parte dei gruppi armati nel Nord e Sud Kivu. Infine, la tensione resta altissima nel Sahel, dove l’attacco all’aeroporto di Niamey in Niger conferma l’instabilità cronica della regione. Si aggiunge per ultima la guerra tra Iran Usa e Israele, che non sappiamo dove ci porterà.
In nessuno di questi contesti sono emersi segnali di negoziato o riduzioni dell’attività bellica. La tregua olimpica, è rimasta dunque ampiamente disattesa. Se l’obiettivo di questa legislatura sportiva era “chiudere il ciclo” della violenza almeno per la durata dei Giochi, i numeri dicono che la scommessa della pace è, per ora, amaramente persa.
Contrariamente a quanto vorrebbe la tradizione, i Giochi olimpici non soltanto non rappresentano più un momento di pace in un mondo sempre più dominato dai conflitti, ma addirittura si fanno sovvenzionare dall’industria bellica. È il caso di Leonardo, il colosso degli armamenti italiano, tra gli sponsor delle Olimpiadi nonostante sia citato dall’Onu tra i complici del genocidio perpetrato a Gaza da Israele. L’azienda partecipata dallo Stato italiano fornisce al governo di Netanyahu, attraverso programmi internazionali e aziende controllate, armi e macchinari necessari a distruggere vite, case, scuole e ospedali.
Via libera ai produttori di armi come sponsor, quindi, ma anche agli atleti di Paesi colpevoli di crimini contro l’umanità. Infatti, se la Federazione Internazionale Sci e Snowboard (FIS) aveva deciso di escludere atleti russi e bielorussi dalle qualificazioni olimpiche (decisione poi parzialmente rivista a seguito di due ricorsi al Tribunale Arbitrale dello Sport), il Comitato Olimpico ha ribadito la piena legittimità della partecipazione israeliana, nonostante il mandato di cattura spiccato dalla Corte Penale Internazionale nei confronti del primo ministro israeliano per crimini di guerra nella Striscia di Gaza.
Inoltre Le Paralimpiadi di Milano-Cortina hanno avuto luogo sotto il segno di polemiche, tensioni boicottaggi e una nuova guerra appena iniziata. Già alcune settimane fa l’IPC, il Comitato Paralimpico Internazionale era finito in un polverone per la decisione di riammettere Russia e Bielorussia con tanto di bandiere e inni nazionali, nonostante il conflitto in Ucraina. Una scelta che si discosta da quanto avvenuto alle Olimpiadi e che ha portato diverse nazioni a boicottare la cerimonia inaugurale.

7 Per un altro sport
A fronte di spese gigantesche per questo grande evento, in cui le persone devono essere solo spettatori o spettatrici, sul fronte della possibilità della popolazione milanese e lombarda di poter svolgere attività sportiva e fisica, si opera invece in direzione contraria. Si chiudono o privatizzano le strutture, si aumentano le tariffe per accedere ai pochi impianti rimasti, non si da nessun sostegno alle associazioni sportive dilettantistiche.
Le piscine comunali milanesi, e in particolare gli oramai ex lidi popolari (a partire da quello di Piazzale Lotto), sono l’emblema di questa politica che oggi ha anche cominciato ad aggredire il campo “XXV aprile” una delle poche strutture di atletica milanese.
Le eroiche palestre di sport popolare sono una controtendenza ma ancora troppo debole e ci sarebbe veramente bisogno di generalizzarle.
I costi delle olimpiadi andranno confrontati con le spese che occorrerebbe fare per il Welfare (sanità, casa, lavoro, ecc.) in forte diminuzione a causa dei tagli della spesa pubblica e con quello che si dovrebbe spendere per garantire agli e alle abitanti la possibilità di praticare realmente sport

8. E chi non è d’accordo?
Dietro le quinte, le tensioni politiche ribollono: costi fuori controllo, impatto ambientale, assenza di trasparenza. Il Comitato Insostenibili Olimpiadi e gruppi come WWF, Legambiente e Mountain Wilderness hanno abbandonato i tavoli di confronto con Simico e Fondazione, passando alle mobilitazioni. Dal 5 all’8 febbraio sono avvenute proteste diffuse, cortei, “Utopiadi” con sport popolare e simboli forti come i 500 larici sacrificati portati in piazza. La narrazione ufficiale di “Olimpiadi sostenibili e a basso costo” si scontra con una realtà di cantieri infiniti e boschi scomparsi, mentre il clima scalda ulteriormente l’atmosfera.
E poi c’è il fronte sicurezza e geopolitica. Da Milano superbloccata dalle zone rosse alle polemiche sugli agenti Ice americani arrivati per proteggere delegazioni Usa all’inaugurazione, divieti di volo droni, tensioni per la presenza di atleti russi e bielorussi neutrali. Sotto sotto si sente la pressione: questi Giochi “diffusi” – primi nella storia su un territorio così vasto – devono dimostrare di essere un modello, o rischiano di diventare l’esempio da non seguire.
Il 7 febbraio a Milano si è svolta una manifestazione nazionale contro le insostenibili olimpiadis che ha visto la partecipazione di 10.00 cittadini .
Dal Comunicato del C.I.O. (Comitato Insostenibili Olimpiadi):
Una piattaforma ampia e plurale, composta da movimenti e spazi sociali, reti dello sport popolare, associazionismo di città e montagna, alpinismo critico, comitati di lotta per la casa, sindacati di base, partiti della sinistra radicale, movimenti di solidarietà con la Palestina e comunità palestinesi, studenti e studentesse, giovani e giovanissime. E soprattutto: abitanti dei quartieri popolari e comunità di montagna, lavoratrici e lavoratori, precari, attivist* che da anni lottano per la difesa di territori e ambienti, denunciando malgoverno e assenza di trasparenza su grandi eventi e grandi opere imposte per interesse di pochi a danno dei molti, privatizzando interi pezzi di città pubblica e saccheggiando le risorse naturali comuni, come acqua e paesaggio.
Il corteo del 6 febbraio è partito con la “marcia dei larici”, a rappresentazione dei 500 alberi di Cortina abbattuti per fare posto alla inutile pista da bob. Lungo il percorso è stata denunciata la presenza dell’ICE e di Israele, è stata fatto un sanzionamento pirotecnico al villaggio olimpico sorto privatizzando l’ex scalo ferroviario di Porta Romana; abbiamo segnalato la chiusura e la privatizzazione del mercato comunale di piazza Ferrara a Corvetto, simbolo dei piani di espulsione dei ceti popolari dal quartiere. …
Dice Meloni: “chi manifesta contro le Olimpiadi è nemico dell’Italia”. Ci domandiamo dunque: chi è”nemico” di chi? “Dell’Italia”, non sappiamo cosa voglia dire. Ma sappiamo che questo governo, il più servo delle autocrazie occidentali straniere come gli Stati Uniti di Trump, lo è di chi in Italia ci abita, lavora, studia, è sfruttato, non può pagare l’affitto e non può curarsi. Senza distinzioni tra persone di origine italiana o migrante. Meloni parla del grande sforzo portato avanti per sostenere la macchina olimpica: è vero, ed è quello della collettività, di chi vive nelle zone olimpiche e di tutto il Paese che pagherà il debito pubblico causato dalle Olimpiadi; di tutta la manodopera gratuita che si deve pagare la casa o delle squadre di sanitari e lavoratori/lavoratrici dei trasporti costretti a turni massacranti, per non parlare di tutto l’indotto – lavoratrici di alberghiero e ristorazione che sostengono realmente lo sforzo olimpico.
Riprendiamoci le Città/ Liberiamo le montagne.

9. Che ne sarà di Milano Cortina?
L’inaugurazione dei Giochi Invernali 2026 ha registrato la solita “figuraccia mondiale all’italiana” a causa della cronaca a braccio del conduttore (Il meloniano Petrecca, direttore di Rai Sport) Le competizioni sportive si sono svolte nel rispetto di “eccellenza, rispetto e amicizia” che purtroppo non trovano spazio in tutte le contraddizioni che abbiamo evidenziato. Tutto ciò impone una presa di posizione chiara: il Comitato Olimpico Internazionale è chiamato a prenderne atto e a raccogliere la sfida di liberare i Giochi ormai soffocati da sponsor inquinanti e dettami economici. Lo deve alle atlete e agli atleti, lo deve alle comunità che ospitano i Giochi, lo deve alla montagna e ai suoi ecosistemi. Dal punto di vista economico, le opere previste, ma non strettamente olimpiche termineranno nel 2033. C’è tempo per seguire tutti i problemi ambientali e di spreco dei soldi pubblici.

10. Per Approfondire
Altraeconomia –Gli extra costi delle strutture milanesi https://altreconomia.it/gli-extra-costi-del-villaggio-olimpico-di-milano-e-limportanza-di-chiamarsi-coima/
Mountains Wilderness https://www.mountainwilderness.org/2025/01/26/milano-cortina-2026-winter-olympics-candidature-file-vs-reality/
Documentario di Off Topic https://www.offtopiclab.org/ilgrandegioco/
Progetto di ricerca “Giochi Preziosi” di Beatrice Citterio https://www.instagram.com/wake.up.bea/p/DTSWIAuDeAX/?img_index=1
Le Aziende inquinatrici di plastica al mondo https://www.breakfreefromplastic.org/
Il report della campagna di New Weather Institute and Badvertising https://www.badverts.org/latest/oil-giant-winter-olympic-sponsor-melting-the-snow-winter-sports-depend-on?rq=eni
Il Report di Libera https://www.libera.it/it-schede-2792-open_olympics_2026_il_terzo_report_di_monitoraggio_civico
Presentazione del libro Oro colato https://www.youtube.com/watch?v=ecWWV4-cf9Y
Lettera di Greenpeace al Comitato Olimpico Internazionale https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/30070/olimpiadi-milano-cortina-greenpeace-denuncia-gli-sponsor-inquinanti-e-scrive-al-comitato-olimpico-internazionale/
Lo studio di Scientists for Global Responsibility e New Weather Institute https://www.newweather.org/wp-content/uploads/2026/01/Olympics_Torched_report_18-01-2026.pdf

11. Conclusioni
Per chi come noi ha una visione ecosocialista dei problemi sarà importante che la controinformazione sui “giochi diffusi” delle Olimpiadi Invernali 2026 continui anche dopo le medaglie, gli incidenti e gli orgogli nazionalistici governativi. Il pericolo dei cambiamenti climatici non finisce, i disastri locali aumentano. I dati sugli inquinamenti e il greenwashing del capitalismo sono al di la da terminare. Le scelte di retroguardia, a livello mondiale, sui combustibili fossili aumentano i disagi e preoccupano per il futuro delle prossime generazioni
I boicottaggi delle aziende maggiormente negative tra gli sponsor capitalistici Eni, Stellantis e Ita per i combustibili fossili, Coca Cola per la plastica e Leonardo come produttore di armi vanno sostenuti e propagandati
C’è molto lavoro da fare. Siamo tutti chiamati a mobilitarci.