A decine di migliaia siamo scesi in piazza a Milano in difesa del popolo palestinese, più e più volte. All’improvviso una città che sembrava ferma nella mobilitazione e nella lotta è esplosa assieme alla massiccia ondata di iniziative che ha percorso tutta la nostra penisola. E giovani, tantissimi giovani a dire che non è ancora finita, a urlare in solidarietà alla Palestina ma avendo dentro la rabbia per tutti i problemi che questa società disumana si porta dietro. Non è solo solidarismo ma voglia di cambiare tutto, di una vita degna di essere vissuta da tutti e tutte.
Questo ci ha spinto a voler rilanciare uno strumento di riflessione e informazione come questo blog perché nel nostro piccolo vogliamo contribuire a porre le basi per una alternativa di sistema. Probabilmente il movimento di questi giorni non riuscirà a mantenere il livello della mobilitazione che abbiamo vissuto ma quello che è successo non può non avere sedimentato nuova coscienza, tanto più che siamo ben consci che la finta pace trumpiana lascia totalmente aperta la questione palestinese e la necessità di nuove iniziative sarà da subito all’ordine del giorno.
Negli ultimi anni l’Italia e il mondo intero hanno accelerato la marcia verso il baratro su tutti i fronti.
La catastrofe ambientale sta avanzando in modo implacabile mentre anche le blande misure di greenwashing, utili in realtà all’aumento dei profitti capitalisti più che al risanamento del clima, trovano oggi un freno nell’ideologia negazionista propugnata da Trump. Intanto il mondo brucia.
Le guerre stanno via via allargandosi in numero e in territori coinvolti coprendo aree del mondo sempre più vaste e portandoci a un passo dalla possibilità dello scoppio di un conflitto nucleare. I popoli del mondo non sono ancora stati capaci di costruire il grande movimento di opposizione alla guerra e al riarmo che sarebbe necessario anche se il movimento in solidarietà al popolo palestinese sta a indicare una decisa controtendenza.
In tutto il mondo stanno crescendo le forze della destra populista o direttamente fascista e gli spazi di democrazia si stanno via via chiudendo.
Gli immigrati e le immigrate sono al centro di un attacco generalizzato in tutto il globo.
I diritti sociali e quelli civili stanno arretrando ovunque.
L’Italia poi è l’emblema di molte di queste cose. Un governo parafascista che fa della crescita dei livelli di repressione il centro della sua politica (decreti sicurezza, respingimento degli immigrati, attacco ai diritti civili…).
In realtà questo succede con un’accelerazione delle politiche dei governi precedenti, in una sorta di continuità di cui noi continuiamo ad avere memoria.
E anche a Milano non scherziamo. Mentre aumentano gli sgomberi di case, mentre si accelera il processo di gentrificazione (cioè dell’espulsione dei settori più poveri della popolazione dai confini della metropoli), mentre avanzano i progetti di sgombero di spazi sociali, assistiamo al disgustoso balletto di una giunta oramai definitivamente smascherata e sotto inchiesta della magistratura per la svendita della città al profitto e alla speculazione (San Siro docet…). Ma guardando alla storia della città ci si rende conto che siamo in totale continuità con le scelte delle giunte precedenti a partire da quella di Albertini. La politica, al di là dello schieramento formale, è sempre quella: Milano deve essere la città dei ricchi, un esempio per le altre metropoli capitaliste.
La mobilitazione per la Palestina ha però dimostrato che la forza per cambiare le cose ancora c’è. Un sentimento di rivolta che cova sotto la cenere di questi anni di reazione ma se spira il vento giusto la fiamma è pronta a riaccendersi. E’ per questo che abbiamo deciso di riutilizzare questo blog pur non avendo un progetto politico organizzato crediamo sia necessario cercare di riproporre una critica all’esistente. Cercheremo di farlo dicendo quello che pensiamo ma anche quello che pensano altri ed altre che, come noi, sperano di riuscire a cambiare le cose. Sappiamo che siamo solo una piccola goccia ma speriamo di confluire con le altre gocce di critica e di arrivare al mare.
Siamo convinti che ogni tentativo di proporre una soluzione alla crisi ecologica, sociale e politica che colpisce il mondo, non può che avvenire con un intervento radicale, che cioè vada alla radice del problema, e totalizzante, che investa l’interezza della società. In sintesi:
- La crisi ambientale è crisi “organica”, ossia investe la società nel suo complesso. Il cambiamento climatico ne è solo uno degli aspetti, che mette a repentaglio il futuro dell’umanità.
- La causa di questa crisi è il modo di produzione capitalistico, un sistema globale basato sulla competizione, lo sfruttamento dell’uomo e della natura e la produzione per il profitto.
- Risolvere la crisi e consentire la sopravvivenza dell’essere umano implica la rottura con il modo di produzione capitalista e la costruzione di una società in cui la proprietà dei mezzi di produzione sia collettiva e la pianificazione della produzione e distribuzione dei beni democratica.
- Oggi più che mai, la lotta per una società migliore, deve anche farsi carico del problema ecologico.
- La costruzione di una società nuova, “ecosocialista”, passa per la rottura radicale con l’esistente. Rottura possibile solo a condizione che le classi subalterne di tutto il mondo si mobilitino e mettano in discussione lo status quo.
- Questa mobilitazione unitaria è inscindibile dall’opposizione a tutte le oppressioni, razziste, sessiste, nazionali, omo- e transfobiche.
Con questo sito, Il nostro obiettivo è mettere a disposizione di un pubblico più largo possibile, senza distinzione di appartenenza e affiliazione, materiale di riflessione per l’elaborazione e la ricerca collettiva


