IKEA, IL GIUDICE DEL LAVORO ANNULLA IL LICENZIAMENTO DI UN DELEGATO RSU

di Marco Panaro

Il giudice del lavoro del Tribunale di Milano ha annullato il licenziamento di Luca Marchi, delegato Rsu e dirigente del sindacato SGB, da parte della multinazionale dell’arredamento Ikea. La risoluzione del rapporto di lavoro era scattata nel mese di novembre dello scorso anno, come «ritorsione» per aver organizzato e diretto, l’8 ottobre, un vivace presidio in solidarietà con le lotte dei lavoratori delle cooperative impiegati all’interno del negozio di Carugate (Milano).

Il carattere discriminatorio del licenziamento deve essere apparso evidente al giudice, giacché ha deciso senza bisogno di ascoltare testimonianze sui fatti contestati e ha scelto la strada del reintegro nel posto di lavoro, piuttosto che quella del solo risarcimento economico. Luca Marchi era assistito dall’avvocato Simonetta Ferro.

Lo scorso 7 giugno il GIP del tribunale di Monza aveva archiviato il procedimento penale contro il delegato sindacale, facendo cadere le accuse di violenza privata (a dire dell’azienda, le «vittime» sarebbero stati i clienti che volevano accedere al negozio) e di danneggiamento. Il presidio dell’8 ottobre 2016 non ha travalicato i limiti di una normale azione durante un conflitto di lavoro, è scritto, in sostanza, nella decisione.

È attesa invece per settembre la decisione sul licenziamento di Mauro Sanson, l’altro delegato sindacale coinvolto nella vicenda, per il quale «scatta» la giurisdizione del tribunale del lavoro di Monza, poiché dipendente del negozio di Carugate.

Intanto, Luca Marchi ha comunicato a Ikea la propria «messa a disposizione» per il ritorno al lavoro. Si vedrà ora se la multinazionale intende onorare la decisione del tribunale, ripristinando la sua posizione presso il negozio di Corsico.

In un comunicato, il sindacato SGB rileva che la sentenza «pone un freno all’arroganza di multinazionali quali Ikea, che, oltre ad usare le cooperative, a tollerarne gli abusi coperti dalla “correttezza formale” degli appalti, pensano che i lavoratori non possano manifestare la loro contrarietà».

Photo credit: osde8info
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